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Dice, niente.

Per la domanda a cui non risponderà mai, Nina ha preparato ventuno risposte. La prima era un “come, non ho sentito”. La seconda faceva più del tipo “perché”. La terza era straziante, di come quando non riusciva a stare in piedi da sola e andava avanti a folate di vento. L’ha cancellata quasi subito, per fortuna. Seduta sul condizionatore mai accesso che occupa il suo balcone, Nina mangia ciliegie a piedi nudi. I passanti stanno svegli fino alle mezzanotte e zero venti, quando il signor Ahmed spegne il forno a legna della sua pizzeria. Poi vanno a casa e hanno l’aria così convinta di sapere dove andare che Nina, a volte, vorrebbe saltare loro in groppa. Visti dall’alto di un balcone sembrano tutti avere tanto senso. Lei di senso ne sente molto poco. La risposta numero ventidue è la più bella. E’ una musica. Fa “lalllala.lalllala.la”. Vorrebbe mandarla davvero quella, perché dentro c’è tutto: il soffio dell’inizio, il dolore del dopo, il quando era morta e intorno la gente suonavano le canzoni e allora il male al petto smetteva di essere un maledetto male al petto. Non si torna indietro, Nina. Nessuno lo fa, mai. Nessuno verrà a prenderti, salvarti, trascinarti, proteggerti, calmarti, accarezzarti. Non succederà. Quindi cosa aspetti esattamente mentre mangi quelle ciliegie? Dice, niente.

“Poi la notte era tutto un cercarla”. Nel senso che poi era tutto un aspettare la notte per restare soli con l’idea del come riuscire finalmente, di nuovo, ancora una volta, a trovarsi.

Nemmeno più la pena di togliere i vestiti la notte. Che la guerra era ricominciata si capiva dal fatto che E. aveva ricominciato a dormire con i maglioni e tutte quelle cose che servono quando bisogna essere pronti a scappare. E lei, lo era da sempre.

 

G. ha le spalle ricurve come un uncino. Fissa dritto il vuoto davanti a sé e passa oltre. La maggior parte del suo tempo è incazzato. “Le temps est la seule chose qu’on achète pas”, dice. Ecco. Tu, ad esempio, quanto tempo ci metti ancora?

“Amore antico, amica mia
Amore Radio Nostalgia
Io non ti penso quasi mai
ti ho dato in pasto agli avvoltoi
all’olocausto e ai marinai”.

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Agli elefanti sul petto.

“Amico mio sono anni che ti dico andiamo via
Ma abbiamo sempre qualcuno da salvare
E da baciare”

Notizia dell’anno confermata: i mostri non sanno nuotare. Una volta arrivati al mare affogano come se non fossero mai stati niente. A mai più.

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